CHIAMATA DEL SIGNORE
Lucantonio trovava occasioni frequenti per portarsi nella vicina chiesa francescana e conoscere da vicino la vita osservante che vi conducevano i figli di S. Francesco; s’intratteneva a conversare piacevolmente coi frati del convento e, ogni giorno più, sentiva in fondo al cuore, svilupparsi l’aspirazione a una vita più perfetta.
Il problema della vocazione è quello che più assilla l’animo giovanile e Lucantonio alla soluzione di questo problema annetteva un’importanza tutta speciale. Ne aveva già parlato al suo direttore di spirito e, in attesa che la volontà di Dio si manifestasse chiara e distinta, pregava e si mortificava, mantenendo l’animo in uno stato di sensibilità tale, che lo consentisse di percepire, sempre e dovunque, la chiamata di Dio. E la chiamata di Dio non si fece aspettare.
E’ una rigida giornata dicembrina. Lucantonio, che ha già compiuto il diciassettesimo anno di età, conduce, come sempre, al pascola gli armenti paterni. La campana della Riforma ha da poco sonato l’Ave del mezzogiorno. La valle sottostante echeggia ancora, nel vasto mare delle querce e degli ulivi, le note melodiose del sacro bronzo.
Salgono dalla terra lavorata di fresco, nella quiete solenne del meriggio, i belati lamentosi degli armenti seguiti dai richiami dei pastori, ma Lucantonio, come sempre, è già immerso in quell’atmosfera di contemplazione mistica che il rintocco lento della campana gli ha creato. Ed ecco il vasto silenzio della natura è rotto da una voce che lo chiama: Lucantonio, dice per ben tre volte quella voce, io voglio essere servito da te. Allora Lucantonio rispose: “Chi è che mi chiama?”. Replicò la voce: “Io sono il tuo Signore Giesù Cristo, qual tu hai servito tra gli modani, per tanto voglio, che mi servi nella Riforma de Minori Osservanti del mio amico fedelissimo Francesco d’Assisi. Perciò metteti in ordine, che ben presto si doverà fare la congregazione di detta Riforma, ed in quella sarai ricevuto: afinchè mi sia vaso d’eletione, che con la tua buona e santa vita, porti il mio nome ad esser riverito delle genti”.
Lucantonio cade bocconi a terra, come se la Maestà divina gli sia presente, con grande fervore pronuncia la formula irrevocabile della sua consacrazione a Dio: “Poiché volete essere servito da me, ecco o Signore, l’essere mio, la mia vita, il mio cuore, offerti in servizio della Vostra Maestà. Propongo di null’altro mangiare durante il tempo della vita che poco pane e acqua, di andar vestito di lana vile e di osservare la regola di San Francesco d’Assisi”.
Il privilegiato della Grazia, pervaso tutto dalla dolcezza di questa degnazione divina, si è spinto ardito sulla via dell’offerta e quando, alla luce scialba del crepuscolo, riconduce il gregge all’ovile, sente che quel giorno si è infranto per sempre l’ultimo nodo che lo lega al mondo.
Bibliografia.I fioretti del B. Umile da Bisignano- Mons. Michele Dionisalvi.
Il problema della vocazione è quello che più assilla l’animo giovanile e Lucantonio alla soluzione di questo problema annetteva un’importanza tutta speciale. Ne aveva già parlato al suo direttore di spirito e, in attesa che la volontà di Dio si manifestasse chiara e distinta, pregava e si mortificava, mantenendo l’animo in uno stato di sensibilità tale, che lo consentisse di percepire, sempre e dovunque, la chiamata di Dio. E la chiamata di Dio non si fece aspettare.
E’ una rigida giornata dicembrina. Lucantonio, che ha già compiuto il diciassettesimo anno di età, conduce, come sempre, al pascola gli armenti paterni. La campana della Riforma ha da poco sonato l’Ave del mezzogiorno. La valle sottostante echeggia ancora, nel vasto mare delle querce e degli ulivi, le note melodiose del sacro bronzo.
Salgono dalla terra lavorata di fresco, nella quiete solenne del meriggio, i belati lamentosi degli armenti seguiti dai richiami dei pastori, ma Lucantonio, come sempre, è già immerso in quell’atmosfera di contemplazione mistica che il rintocco lento della campana gli ha creato. Ed ecco il vasto silenzio della natura è rotto da una voce che lo chiama: Lucantonio, dice per ben tre volte quella voce, io voglio essere servito da te. Allora Lucantonio rispose: “Chi è che mi chiama?”. Replicò la voce: “Io sono il tuo Signore Giesù Cristo, qual tu hai servito tra gli modani, per tanto voglio, che mi servi nella Riforma de Minori Osservanti del mio amico fedelissimo Francesco d’Assisi. Perciò metteti in ordine, che ben presto si doverà fare la congregazione di detta Riforma, ed in quella sarai ricevuto: afinchè mi sia vaso d’eletione, che con la tua buona e santa vita, porti il mio nome ad esser riverito delle genti”.
Lucantonio cade bocconi a terra, come se la Maestà divina gli sia presente, con grande fervore pronuncia la formula irrevocabile della sua consacrazione a Dio: “Poiché volete essere servito da me, ecco o Signore, l’essere mio, la mia vita, il mio cuore, offerti in servizio della Vostra Maestà. Propongo di null’altro mangiare durante il tempo della vita che poco pane e acqua, di andar vestito di lana vile e di osservare la regola di San Francesco d’Assisi”.
Il privilegiato della Grazia, pervaso tutto dalla dolcezza di questa degnazione divina, si è spinto ardito sulla via dell’offerta e quando, alla luce scialba del crepuscolo, riconduce il gregge all’ovile, sente che quel giorno si è infranto per sempre l’ultimo nodo che lo lega al mondo.
Bibliografia.I fioretti del B. Umile da Bisignano- Mons. Michele Dionisalvi.