DONO DELL'ESTASI
Le narrazioni delle estasi a cui Sant’Umile andava incontro, oltre a dare conferma della sua santità di cita, ripropongono un itinerario umano che lo vede oggetto di curiosità e di interesse nei vari conventi in cui era presente. Il costante impegno per la santificazione personale e il desiderio di essere esempio per il prossimo, non rimase un tentativo inutile e neppure fine a se stesso; il Signore ben presto gli fece dono delle estasi, quasi a voler confermare che egli era chiamato ad uno stato di vita perfetta, al quale aveva volontariamente aderito nella su esperienza mondana e che ora, nella vita religiosa, andava prendendo sempre più consistenza.
Sant’Umile da Bisignano potrebbe essere definito l’orante estatico per eccellenza. Per effetto di questo stato di grazia soprannaturale, sembrava essere assente dal mondo che lo circondava e si riscuoteva solo alla voce dei Superiori che, in nome dell’obbedienza, lo riportavano, per così dire, con i piedi per terra.
Le estasi furono frequenti ed anche con connotazioni sorprendenti; era rapito nella contemplazione del mistero divino se stava accanto agli altari o nel coro, ma anche nel dormitorio o nell’orto, durante le ore di lavoro, ed anche per le vie delle grandi o piccole città che attraversava.
Un giorno nel giardino del convento di Cosenza dove era di famiglia, mentre coltivava il terreno si elevò in estasi, a più di otto palmi da terra solo per aver udito il suono della campanella, che indicava il momento della consacrazione durante la celebrazione della messa.
Nella chiesa del convento di Bisignano, invece, rimase in estasi per ben ventidue ore tanto che i presenti pensarono che fosse morto; anche questa volta, però, la voce del superiore lo richiamò, in nome dell’obbedienza, alla normalità ed egli riprese nuovamente i sensi.
A proposito delle estasi frequenti e straordinarie, un tale Don Francesco Loise di Bisignano, dichiara “di aver veduto un giorno… il detto Frat’Umile posto in estasi inginocchioni dentro il Coro del suo Convento di questa Città, ed avendoli li Padri posta una torcia accesa nelli piedi”, egli non fu in alcun modo turbato; anzi, si legge nei Processi che non poche volte il Santo “si faceva come una statua”. I altre occasioni fu sottoposto dai confratelli, “per curiosità”, a questa prova del fuoco, avendo acceso tra le sue mani una candela in attesa che questa si fosse consumata.
I racconti riguardanti il dono soprannaturale delle estasi, sono davvero molti; particolarmente significativo sembra però quanto avvenne nel territorio catanzarese, in occasione di una visita del Santo ai conventi di quel circondario: “giunto a Catanzaro, cominciò tal concorso di popolo che non si poteva riposare nel convento, stando egli del continuo in estasi; presero ivi una torcia accesa e gli scottarono le mani ed i piedi; tornando in se e sentendo il dolore, lo sopportava con pazienza, senza lamenti”; la stessa cosa accadde nel Convento di Santa Severina, dove i confratelli “presero una paletta infuocata e mentre si trovava in estasi gliela posero fra l’una e l’altra mano stringendole fortemente”.
Nel Convento di Cosenza, invece , il P. Giovanni Maria da Genova, allora Visitatore Generale, volle sperimentare di persona le virtù di frate Umile. In presenza di tutti, mentre si era in refettorio, con pretesti vari, il P. Visitatore aveva inveito contro di lui e lo aveva ricoperto di rimproveri. Un giorno gli impedì, addirittura di prendere parte alla celebrazione comunitaria della messa: si sarebbe dovuto recare a coltivare l’orto del convento e sarebbe dovuto rientrare solo dopo un suo nuovo ordine. Per la seconda volta frate Umile, chinato il capo si sottomise all’obbedienza del superiore. Per un dono straordinario di Dio, però al suono della campanella al momento dell’elevazione dell’Ostia, fu innalzato in estasi e rimase in tale stato fino a quando il Padre Giovanni, informato dell’accaduto, non lo richiamò alla normalità.
A questo punto, il Visitatore comprese a quale livello di perfezione fossero giunte le virtù di frate Umile e, da quel momento in poi, prese la decisione di condurlo con sé, nei vari conventi in cui si sarebbe recato per la visita canonica.
Anche nei Conventi di Dipingano e Pietrafitta, nel casentino, accaddero simili episodi.
Le estasi più lunghe e particolarmente significative erano, però, quelle che succedevano al memento della celebrazione dell’Eucarestia o dopo essersi comunicato; tale fu quella accaduta nella chiesa di Catanzaro. Fu visto dai presenti sollevarsi da terra dopo essersi accostato alla Comunione e, quando rapidamente la notizia si diffuse nella città, una gran folla di curiosi accorse in chiesa. La ressa dei fedeli fu tanta che i superiori decisero di trasportare il frate, ancora nello stato estatico, in una cappella laterale protetta da una cancellata; ma, nonostante ogni precauzione presa, i presenti ebbero modo di assistere ad un nuovo fatto prodigioso:l’abito che gli era stato tagliuzzato dalle persone accorse, per una forma di devozione personale, tornò miracolosamente alla stessa lunghezza di prima.
Questo fenomeno delle estasi, divenuto ormai frequente, indusse i superiori ad evitare che prendesse pubblicamente parte alla processione del Corpus Domini.
Un giorno, provenendo da Napoli via mare, a Scalea, la feluca sulla quale viaggiava, sorpresa da una violenta tempesta, fu costretta a riparare nel porto di Scalea, in attesa di poter riprendere il mare. Appena la notizia si diffuse per gli stretti vicoli di Scalea, dalla "porta del mare" si riversarono, sulla spiaggia, centinaia di persone, per "vedere" fra' Umile. Al Palazzo dei Feudatari la notizia fu "portata" di corsa da un torriere, di guardia su Torre Talao, che aveva potuto "seguire" il fortunoso attracco dell'imbarcazione, ed il principe Spinelli, con la famiglia, il clero e le guardie, scese sulla spiaggia, andando incontro al frate. Intanto, i popolani scaleoti, appena fra' Umile aveva messo piede a terra, gli avevano "tolto" la tunica e, dopo averla divisa in tantissimi pezzetti, se ne erano impadroniti come "reliquie" e al principe Spinelli non restò che "risarcire" il danno. La voce popolare raccontò che il saio, tagliato, ricresceva e si gridò al miracolo: "frate Umile si levò da terra in estasi anche a Scalea". Dopo aver pregato per la comunità che così generosamente l’aveva accolto e dopo aver benedetto il borgo marinaro, frate Umile fece ritorno a Bisignano.
A Figline, un giorno, il Padre Guardiano vide frate Umile in estasi nel coro con un bastone in mano e comandò che questo gli fosse portato via. I confratelli, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a prendere il bastone dalle mani del frate. Solo nel momento in cui il Padre Guardiano cambiò volontà, il frate Umile lasciò il bastone ai confratelli.
Bibliografia. Umile da Bisignano. Luigi Falcone
Sant’Umile da Bisignano potrebbe essere definito l’orante estatico per eccellenza. Per effetto di questo stato di grazia soprannaturale, sembrava essere assente dal mondo che lo circondava e si riscuoteva solo alla voce dei Superiori che, in nome dell’obbedienza, lo riportavano, per così dire, con i piedi per terra.
Le estasi furono frequenti ed anche con connotazioni sorprendenti; era rapito nella contemplazione del mistero divino se stava accanto agli altari o nel coro, ma anche nel dormitorio o nell’orto, durante le ore di lavoro, ed anche per le vie delle grandi o piccole città che attraversava.
Un giorno nel giardino del convento di Cosenza dove era di famiglia, mentre coltivava il terreno si elevò in estasi, a più di otto palmi da terra solo per aver udito il suono della campanella, che indicava il momento della consacrazione durante la celebrazione della messa.
Nella chiesa del convento di Bisignano, invece, rimase in estasi per ben ventidue ore tanto che i presenti pensarono che fosse morto; anche questa volta, però, la voce del superiore lo richiamò, in nome dell’obbedienza, alla normalità ed egli riprese nuovamente i sensi.
A proposito delle estasi frequenti e straordinarie, un tale Don Francesco Loise di Bisignano, dichiara “di aver veduto un giorno… il detto Frat’Umile posto in estasi inginocchioni dentro il Coro del suo Convento di questa Città, ed avendoli li Padri posta una torcia accesa nelli piedi”, egli non fu in alcun modo turbato; anzi, si legge nei Processi che non poche volte il Santo “si faceva come una statua”. I altre occasioni fu sottoposto dai confratelli, “per curiosità”, a questa prova del fuoco, avendo acceso tra le sue mani una candela in attesa che questa si fosse consumata.
I racconti riguardanti il dono soprannaturale delle estasi, sono davvero molti; particolarmente significativo sembra però quanto avvenne nel territorio catanzarese, in occasione di una visita del Santo ai conventi di quel circondario: “giunto a Catanzaro, cominciò tal concorso di popolo che non si poteva riposare nel convento, stando egli del continuo in estasi; presero ivi una torcia accesa e gli scottarono le mani ed i piedi; tornando in se e sentendo il dolore, lo sopportava con pazienza, senza lamenti”; la stessa cosa accadde nel Convento di Santa Severina, dove i confratelli “presero una paletta infuocata e mentre si trovava in estasi gliela posero fra l’una e l’altra mano stringendole fortemente”.
Nel Convento di Cosenza, invece , il P. Giovanni Maria da Genova, allora Visitatore Generale, volle sperimentare di persona le virtù di frate Umile. In presenza di tutti, mentre si era in refettorio, con pretesti vari, il P. Visitatore aveva inveito contro di lui e lo aveva ricoperto di rimproveri. Un giorno gli impedì, addirittura di prendere parte alla celebrazione comunitaria della messa: si sarebbe dovuto recare a coltivare l’orto del convento e sarebbe dovuto rientrare solo dopo un suo nuovo ordine. Per la seconda volta frate Umile, chinato il capo si sottomise all’obbedienza del superiore. Per un dono straordinario di Dio, però al suono della campanella al momento dell’elevazione dell’Ostia, fu innalzato in estasi e rimase in tale stato fino a quando il Padre Giovanni, informato dell’accaduto, non lo richiamò alla normalità.
A questo punto, il Visitatore comprese a quale livello di perfezione fossero giunte le virtù di frate Umile e, da quel momento in poi, prese la decisione di condurlo con sé, nei vari conventi in cui si sarebbe recato per la visita canonica.
Anche nei Conventi di Dipingano e Pietrafitta, nel casentino, accaddero simili episodi.
Le estasi più lunghe e particolarmente significative erano, però, quelle che succedevano al memento della celebrazione dell’Eucarestia o dopo essersi comunicato; tale fu quella accaduta nella chiesa di Catanzaro. Fu visto dai presenti sollevarsi da terra dopo essersi accostato alla Comunione e, quando rapidamente la notizia si diffuse nella città, una gran folla di curiosi accorse in chiesa. La ressa dei fedeli fu tanta che i superiori decisero di trasportare il frate, ancora nello stato estatico, in una cappella laterale protetta da una cancellata; ma, nonostante ogni precauzione presa, i presenti ebbero modo di assistere ad un nuovo fatto prodigioso:l’abito che gli era stato tagliuzzato dalle persone accorse, per una forma di devozione personale, tornò miracolosamente alla stessa lunghezza di prima.
Questo fenomeno delle estasi, divenuto ormai frequente, indusse i superiori ad evitare che prendesse pubblicamente parte alla processione del Corpus Domini.
Un giorno, provenendo da Napoli via mare, a Scalea, la feluca sulla quale viaggiava, sorpresa da una violenta tempesta, fu costretta a riparare nel porto di Scalea, in attesa di poter riprendere il mare. Appena la notizia si diffuse per gli stretti vicoli di Scalea, dalla "porta del mare" si riversarono, sulla spiaggia, centinaia di persone, per "vedere" fra' Umile. Al Palazzo dei Feudatari la notizia fu "portata" di corsa da un torriere, di guardia su Torre Talao, che aveva potuto "seguire" il fortunoso attracco dell'imbarcazione, ed il principe Spinelli, con la famiglia, il clero e le guardie, scese sulla spiaggia, andando incontro al frate. Intanto, i popolani scaleoti, appena fra' Umile aveva messo piede a terra, gli avevano "tolto" la tunica e, dopo averla divisa in tantissimi pezzetti, se ne erano impadroniti come "reliquie" e al principe Spinelli non restò che "risarcire" il danno. La voce popolare raccontò che il saio, tagliato, ricresceva e si gridò al miracolo: "frate Umile si levò da terra in estasi anche a Scalea". Dopo aver pregato per la comunità che così generosamente l’aveva accolto e dopo aver benedetto il borgo marinaro, frate Umile fece ritorno a Bisignano.
A Figline, un giorno, il Padre Guardiano vide frate Umile in estasi nel coro con un bastone in mano e comandò che questo gli fosse portato via. I confratelli, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a prendere il bastone dalle mani del frate. Solo nel momento in cui il Padre Guardiano cambiò volontà, il frate Umile lasciò il bastone ai confratelli.
Bibliografia. Umile da Bisignano. Luigi Falcone