LA PREGHIERA INCESSANTE
Di notte dormiva solo due ore dopodichè diceva: “Su misera anima mia esci da questa cella, ch’è tempo ormai d’andar in chiesa a ritrovar il tuo Signore, ch’hai sì vilmente e sì bruttamente offeso. Sta su, presto rompi e spezza queste catene, sciogli queste funi e questi legami dei tuoi peccati e vattine al tuo Dio, che benignamente t’aspetta a penitenza e perdona. Via su anima mia andiamo a queste ore così tardi e profondo silentio dela notte in qualche luogo rimoto e solitario della chiesa a ritrovar Iddio incarnato, che per tuo amore se ne sta secretamente sotto la specie del pane nell’altare e gionta con tutto il cuore, umiliandosi dinanzi alla sua grandissima maestà, o vero a quell’infinita onnipotenza del Padre, Figliuolo e Spirito Santo e, prostrata a terra leva gli occhi verso il paradiso e quasi parlando con lui accusa e vitupera te stesso e lui lodando e magnificando, raccontali i tuoi peccati commessi”.
Sceso in chiesa, inoltre, ripeteva: “O Padre mio celeste, io sono quella peccatrice anima e sfacciata meretrice, già sposa vostra, che cotanto ha offeso la maestà vostra infinita con tanti gravi peccati, ch’io non li posso numerare. Perdonate mio Dio questo poverello di frà Umile indegno riformato, mentre vi domanda perdono”.
Dopo aver pronunciato queste parole procedeva a flagellarsi per mezzo di una catena di ferro o di una pietra per almeno un’ora, fino a quando il suo corpo non era ricoperto di sangue e mentre fustigava il suo corpo ripeteva: “O sfacciata anima mia ingratissima, et in degnissima, che non sei degna d’esser creatura di Dio, per tanto o cieli, o terra, o acqua, o fuoco, o aria, o lupi, o leoni, o orsi, o tigri, e più crudeli animali venite e squarciate e sbranate questo misero corpo, o serpenti, o aspidi, o dragoni e più velenosi animali venite e mordete e lacerate questo mio misero e scelerato corpo. O diavoli, o demonij venite con Asmodeo, Belzabul, Satanasso insieme con Lucifero vostro principe e fate vendetta di me misero et iniquo peccatore, che non ha fatto altro ch’offendere Iddio. Finalmente dico a voi tutte creature di Dio, venite contro questa iniqua anima e fatene un crudel strage di tante ingiurie et offese, che ella ha fatto sfacciatamente al vostro signore, creatore e Dio. Ma ecco o mio Dio son venuti tutti questi che ho chiamato, in particolare li diavoli, tormentino me meschino e scelerato, per tanto dateli licenza e permettete che mi abbrugino e tardino col fuoco dell’inferno, poiché non solo sono degno comparire avanti la M.V., ma ne anco con le altre creature”. Dopodichè ritornava a pregare.
Sceso in chiesa, inoltre, ripeteva: “O Padre mio celeste, io sono quella peccatrice anima e sfacciata meretrice, già sposa vostra, che cotanto ha offeso la maestà vostra infinita con tanti gravi peccati, ch’io non li posso numerare. Perdonate mio Dio questo poverello di frà Umile indegno riformato, mentre vi domanda perdono”.
Dopo aver pronunciato queste parole procedeva a flagellarsi per mezzo di una catena di ferro o di una pietra per almeno un’ora, fino a quando il suo corpo non era ricoperto di sangue e mentre fustigava il suo corpo ripeteva: “O sfacciata anima mia ingratissima, et in degnissima, che non sei degna d’esser creatura di Dio, per tanto o cieli, o terra, o acqua, o fuoco, o aria, o lupi, o leoni, o orsi, o tigri, e più crudeli animali venite e squarciate e sbranate questo misero corpo, o serpenti, o aspidi, o dragoni e più velenosi animali venite e mordete e lacerate questo mio misero e scelerato corpo. O diavoli, o demonij venite con Asmodeo, Belzabul, Satanasso insieme con Lucifero vostro principe e fate vendetta di me misero et iniquo peccatore, che non ha fatto altro ch’offendere Iddio. Finalmente dico a voi tutte creature di Dio, venite contro questa iniqua anima e fatene un crudel strage di tante ingiurie et offese, che ella ha fatto sfacciatamente al vostro signore, creatore e Dio. Ma ecco o mio Dio son venuti tutti questi che ho chiamato, in particolare li diavoli, tormentino me meschino e scelerato, per tanto dateli licenza e permettete che mi abbrugino e tardino col fuoco dell’inferno, poiché non solo sono degno comparire avanti la M.V., ma ne anco con le altre creature”. Dopodichè ritornava a pregare.