MORTIFICAZIONE VOLONTARIA
Strumenti abituali di questa mortificazione sono i digiuni, le veglie, i flagelli. Egli può dire così di castigare il suo corpo riducendo a servitù perfetta.A diciotto anni fa voto di non mangiare altro che pane e acqua. sempre che l’obbedienza non gli ordini diversamente, resta fedele a questa severa consegna. Digiunava difatti quasi sempre in pane ed acqua, oppure si contentava di un po’ di pane ammuffito, con qualche erba selvatica e, quando l’obbedienza gl’imponeva altro cibo, con abile industria, versandovi assenzio o acqua, lo rendeva immangiabile.
Viene, anzi, il giorno in cui questa abituale astinenza e il lungo logorio dello stomaco abituato a cibi pesanti e grossolani, gli procura malattie penose e gli affretta l’ora della morte. Due sole ore accorda, di solito, al riposo della notte ed è raro che si adagi sul letto. preferisce rannicchiarsi in angolo della cella oppure stendersi sul nudo pavimento.
Umile porta pure sulle carni innocenti il cilizio: lo porta per sé che ritiene il più vile peccatore, lo porta per gli uomini che dimenticano l’amore di Cristo e l’offendono. Per diciotto anni si disciplinò ogni notte a sangue con una catena di ferro e per venti anni continui con questa stessa catena, armata di punte, un vero cilizio, mortificò la carne innocente.
Ma Umile vuole che nessuno sia testimone di questa aspre penitenze. C’è nell’orto del convento una grotta solitaria in cui, ignoto a tutti, passa le ore in preghiera o in pii esercizi di mortificazione. In frate Umile regna e domina quel sentimento di prudente diffidenza che induceva S. Francesco a chiamare “frate asino” il suo corpo. A questo nessuna indulgenza che possa compromettere il bene dell’anima. Il decreto di eroicità delle virtù e il breve pontificio di beatificazione non esitano a definire “insigne e costante” il suo spirito di mortificazione, mettendo quasi l’accento su questa virtù, che forma uno degli aspetti caratteristici della sua santità.Anche in questo, egli raggiunge un primato che più stretta rende la consonanza al vangelo e all’ideale francescano di perfezione.
Bibliografia.I fioretti del B. Umile da Bisignano- Mons. Michele Dionisalvi
Viene, anzi, il giorno in cui questa abituale astinenza e il lungo logorio dello stomaco abituato a cibi pesanti e grossolani, gli procura malattie penose e gli affretta l’ora della morte. Due sole ore accorda, di solito, al riposo della notte ed è raro che si adagi sul letto. preferisce rannicchiarsi in angolo della cella oppure stendersi sul nudo pavimento.
Umile porta pure sulle carni innocenti il cilizio: lo porta per sé che ritiene il più vile peccatore, lo porta per gli uomini che dimenticano l’amore di Cristo e l’offendono. Per diciotto anni si disciplinò ogni notte a sangue con una catena di ferro e per venti anni continui con questa stessa catena, armata di punte, un vero cilizio, mortificò la carne innocente.
Ma Umile vuole che nessuno sia testimone di questa aspre penitenze. C’è nell’orto del convento una grotta solitaria in cui, ignoto a tutti, passa le ore in preghiera o in pii esercizi di mortificazione. In frate Umile regna e domina quel sentimento di prudente diffidenza che induceva S. Francesco a chiamare “frate asino” il suo corpo. A questo nessuna indulgenza che possa compromettere il bene dell’anima. Il decreto di eroicità delle virtù e il breve pontificio di beatificazione non esitano a definire “insigne e costante” il suo spirito di mortificazione, mettendo quasi l’accento su questa virtù, che forma uno degli aspetti caratteristici della sua santità.Anche in questo, egli raggiunge un primato che più stretta rende la consonanza al vangelo e all’ideale francescano di perfezione.
Bibliografia.I fioretti del B. Umile da Bisignano- Mons. Michele Dionisalvi