SAN LORENZO DEL VALLO
Dopo aver superato il Noviziato, Frate Umile da Bisignano giunge presso il convento dei Riformati di San Lorenzo del Vallo, mandato a chiamare dal Duca Don Andrea Alarçon, per officiare la messa con il rito latino alla popolazione, la maggior parte della quale era italiana, dopo che il Duca aveva fatto trasferire quasi tutti gli abitanti di origine albanese altrove per cercare di ripopolare vecchi insediamenti, rimasti disabitati.
Il duca di Saracena, mediante il cardinale protettore dell’Ordine, riuscì a fare soggiornare frate Umile nel convento di San Lorenzo del Vallo. Quasi certamente frate Umile soggiornò nel convento tra i primi anni di vita religiosa ed il 1623, quando, venne chiamato a Roma da Papa Gregorio XV. Nel 1623 uno dei testimoni al Processo Apostolico dichiarava di aver conosciuto “questo servo di Dio frat’Umile, che stava in questa Città Religioso Laico riformato di S. Francesco”, ed in particolare, di averlo visto “camminare per questa Città fin dall’anno mille seicento ventitrè, e prima l’ho parlato più volte”. Un altro testimone, nello stesso Processo, dichiara: “L’anno mille seicento ventitrè alli tredici di Maggio mi son fatto Monaco, e conosco detto Frat’Umile… e lo conosco nel Convento dè Padri riformati di Bisignano”. (1)
Durante la sua permanenza nel convento di San Francesco in San Lorenzo, vennero a trovarlo il signor Domenico e la signora Isabella di Pietrafitta, i quali essendo sposati da molti anni ma senza figli a causa dell’infertilità di entrambi, decisero di rivolgersi al frate bisignanese. Il Servo di Dio consigliò loro di raccomandarsi a San Francesco d’Assisi e a Sant’Antonio e anche a San Bonaventura,per mezzo dei quali avrebbero ricevuto il dono tanto sperato. Nel frattempo lui stesso avrebbe pregato per i due coniugi. Qualche tempo la signora Isabella partorì un figlio maschio che chiamò Francesco Antonio, in onore ai due padri della chiesa.
Viaggiando un giorno sulla strada che porta a San Lorenzo del Vallo, Frate Umile da Bisignano incontrò due poveri, di cui uno storpio e l’altro non vedente. Mosso da carità, il santo disse al primo: “In nome di Gesù Cristo, levati su!", dopodichè si rivolse al secondo al quale fece il segno dellacroce sugli occhi. Istantaneamente entrambi i mendicanti guarirono, recuperando il normale vigore e postura il primo, la vista perduta il secondo.
Prima di riprendere la sua strada il Santo volle fare loro un monito: “ Siate timorati di Dio e cercate di procurarvi il pane con la fatica delle vostre mani (2).
Un miracolo grandissimo di frà Umile accadde in presenza di frà Marino da Rossano.
Essendo partiti dal convento di Bisignano e diretti al convento di San Lorenzo, i due arrivarono al fiume Crati, gonfio d’acqua.Il Servo di Dio disse al compagno di viaggio: “Non guardare l’acqua del fiume, ma il cielo” ed iniziò a guadare il fiume. Frà Marino, dietro le sue spalle, lo seguiva e vedeva che le acqua del fiume si aprivano al loro passaggio, in modo tale che i due non si bagnassero neanche i piedi.
Non trascorse molto tempo che i due arrivarono all’altra sponda del fiume e furono avvicinati da alcune persone che erano in cerca di un possibile guado sufficientemente sicuro., le quali rimasero sbalordite nell’appurare che il fiume era gonfio e pericolo anche nel punto attraversato dai frati.
Lo stesso fiume Crati e perfino il fiume Nieto, frate Umile avrebbe attraversato nella medesima maniera qualche tempo dopo, sempre in compagnia di frà Marino da Rossano.
Un giorno alcuni diavoli comparvero a frà Umile sottoforma di frati gesuiti, esortandolo a confessarsi poiché molto malato. Il santo rispose: “Come posso far questo, mentre l’ubidienza mi obliga, quando posso avere confessori del mio ordine, mi confessi con essi loro e non con altri”.
I diavoli ingannatori replicarono: “questo non importa, basta che ti confessi con un confessore, ed avvertisse, che se morirai senza di confessare, andarai all’inferno, a casa del diavolo. Via su confessati che ti vogliamo fare la carità”.Allora il Servo di Dio esclamò con gran vigore: “e di quando in qua gli diavoli sono diventati caritativi? Son confessori? Raccomandano l’anima a salvarsi? Perché voi non vi confessate l’un con l’altro li vostri peccati e con tutto il cuor pentendovi delle vostre colpe commesse contro Dio nostro creator e signor li dimandiate perdono? “.Vedendosi scoperti i demoni scapparono dalla finestra della cella, ma poche ore dopo uno di loro ritornò nuovamente all’attacco, sotto spoglie umane, rimproverando frà Umile di non avere una croce nella sua cella, a testimonianza del suo amore verso il Signore.
Il santo, riconoscendo l’inganno, si alzò dal letto e con le ultime forze che gli rimanevano aprì le braccia e disse: “Vedi, satanasso me così, che non ti paro formar una croce simile a quella del crocefisso Cristo mio redentor?”
Il demone sparì improvvisamente.
Un’altra volta il diavolo entrò nella cella del frate, lo prese dai piedi e, facendogli vedere una voragine profondissima, che arrivava fino all’inferno, gli disse: “Io voglio fare profondissima vendetta di te per tanto adesso ti voglio gittare dentro questa voragine e far che tu vadi subbito al fuoco infernale”.L’umilissimo frate gli replicò senza timore: “brutta bestia e maledetto diavolo,ti dico che s’è volontà divina che SDM (f) si compiaccia che io povarello peccatore vada adesso all’inferno per questa voragine, fatelo presto, perché mi contento che si soddisfaccia pienamente Iddio in quello che vorrà, essendo io sua vivissima creatura, e se me mandasse vivo, vivo nel fuoco infernale a peccare eternamente con tutti gli dannati e diavoli non mi fa altrimenti ingiuria, anzi io sarebbe uno dell’effetti, vuole la Divina Provvidenza”. Udite quelle parole il diavolo lasciò i piedi del frate e scomparve nel nulla.
(1) Umile da Bisignano, Luigi Falcone
(2) Vita, morte e miracoli meravigliosi del devotissimo et umilissimo servo di Dio e di Maria Vergine frat’Umile da Bisignano, P. Giacomo da Bisignano.
Il duca di Saracena, mediante il cardinale protettore dell’Ordine, riuscì a fare soggiornare frate Umile nel convento di San Lorenzo del Vallo. Quasi certamente frate Umile soggiornò nel convento tra i primi anni di vita religiosa ed il 1623, quando, venne chiamato a Roma da Papa Gregorio XV. Nel 1623 uno dei testimoni al Processo Apostolico dichiarava di aver conosciuto “questo servo di Dio frat’Umile, che stava in questa Città Religioso Laico riformato di S. Francesco”, ed in particolare, di averlo visto “camminare per questa Città fin dall’anno mille seicento ventitrè, e prima l’ho parlato più volte”. Un altro testimone, nello stesso Processo, dichiara: “L’anno mille seicento ventitrè alli tredici di Maggio mi son fatto Monaco, e conosco detto Frat’Umile… e lo conosco nel Convento dè Padri riformati di Bisignano”. (1)
Durante la sua permanenza nel convento di San Francesco in San Lorenzo, vennero a trovarlo il signor Domenico e la signora Isabella di Pietrafitta, i quali essendo sposati da molti anni ma senza figli a causa dell’infertilità di entrambi, decisero di rivolgersi al frate bisignanese. Il Servo di Dio consigliò loro di raccomandarsi a San Francesco d’Assisi e a Sant’Antonio e anche a San Bonaventura,per mezzo dei quali avrebbero ricevuto il dono tanto sperato. Nel frattempo lui stesso avrebbe pregato per i due coniugi. Qualche tempo la signora Isabella partorì un figlio maschio che chiamò Francesco Antonio, in onore ai due padri della chiesa.
Viaggiando un giorno sulla strada che porta a San Lorenzo del Vallo, Frate Umile da Bisignano incontrò due poveri, di cui uno storpio e l’altro non vedente. Mosso da carità, il santo disse al primo: “In nome di Gesù Cristo, levati su!", dopodichè si rivolse al secondo al quale fece il segno dellacroce sugli occhi. Istantaneamente entrambi i mendicanti guarirono, recuperando il normale vigore e postura il primo, la vista perduta il secondo.
Prima di riprendere la sua strada il Santo volle fare loro un monito: “ Siate timorati di Dio e cercate di procurarvi il pane con la fatica delle vostre mani (2).
Un miracolo grandissimo di frà Umile accadde in presenza di frà Marino da Rossano.
Essendo partiti dal convento di Bisignano e diretti al convento di San Lorenzo, i due arrivarono al fiume Crati, gonfio d’acqua.Il Servo di Dio disse al compagno di viaggio: “Non guardare l’acqua del fiume, ma il cielo” ed iniziò a guadare il fiume. Frà Marino, dietro le sue spalle, lo seguiva e vedeva che le acqua del fiume si aprivano al loro passaggio, in modo tale che i due non si bagnassero neanche i piedi.
Non trascorse molto tempo che i due arrivarono all’altra sponda del fiume e furono avvicinati da alcune persone che erano in cerca di un possibile guado sufficientemente sicuro., le quali rimasero sbalordite nell’appurare che il fiume era gonfio e pericolo anche nel punto attraversato dai frati.
Lo stesso fiume Crati e perfino il fiume Nieto, frate Umile avrebbe attraversato nella medesima maniera qualche tempo dopo, sempre in compagnia di frà Marino da Rossano.
Un giorno alcuni diavoli comparvero a frà Umile sottoforma di frati gesuiti, esortandolo a confessarsi poiché molto malato. Il santo rispose: “Come posso far questo, mentre l’ubidienza mi obliga, quando posso avere confessori del mio ordine, mi confessi con essi loro e non con altri”.
I diavoli ingannatori replicarono: “questo non importa, basta che ti confessi con un confessore, ed avvertisse, che se morirai senza di confessare, andarai all’inferno, a casa del diavolo. Via su confessati che ti vogliamo fare la carità”.Allora il Servo di Dio esclamò con gran vigore: “e di quando in qua gli diavoli sono diventati caritativi? Son confessori? Raccomandano l’anima a salvarsi? Perché voi non vi confessate l’un con l’altro li vostri peccati e con tutto il cuor pentendovi delle vostre colpe commesse contro Dio nostro creator e signor li dimandiate perdono? “.Vedendosi scoperti i demoni scapparono dalla finestra della cella, ma poche ore dopo uno di loro ritornò nuovamente all’attacco, sotto spoglie umane, rimproverando frà Umile di non avere una croce nella sua cella, a testimonianza del suo amore verso il Signore.
Il santo, riconoscendo l’inganno, si alzò dal letto e con le ultime forze che gli rimanevano aprì le braccia e disse: “Vedi, satanasso me così, che non ti paro formar una croce simile a quella del crocefisso Cristo mio redentor?”
Il demone sparì improvvisamente.
Un’altra volta il diavolo entrò nella cella del frate, lo prese dai piedi e, facendogli vedere una voragine profondissima, che arrivava fino all’inferno, gli disse: “Io voglio fare profondissima vendetta di te per tanto adesso ti voglio gittare dentro questa voragine e far che tu vadi subbito al fuoco infernale”.L’umilissimo frate gli replicò senza timore: “brutta bestia e maledetto diavolo,ti dico che s’è volontà divina che SDM (f) si compiaccia che io povarello peccatore vada adesso all’inferno per questa voragine, fatelo presto, perché mi contento che si soddisfaccia pienamente Iddio in quello che vorrà, essendo io sua vivissima creatura, e se me mandasse vivo, vivo nel fuoco infernale a peccare eternamente con tutti gli dannati e diavoli non mi fa altrimenti ingiuria, anzi io sarebbe uno dell’effetti, vuole la Divina Provvidenza”. Udite quelle parole il diavolo lasciò i piedi del frate e scomparve nel nulla.
(1) Umile da Bisignano, Luigi Falcone
(2) Vita, morte e miracoli meravigliosi del devotissimo et umilissimo servo di Dio e di Maria Vergine frat’Umile da Bisignano, P. Giacomo da Bisignano.