SAN LUCIDO
Ritornando una volta dalla città partenopea assieme a frà Michele e frà Gregorio da Napoli, la feluca che trasportava frate Umile attraccò nel porto di san Lucido, ma appena messo piede sulla terraferma un terribile temporale bloccò i frati, costretti così a rifugiarsi all’interno del convento dei Padri Minimi Osservanti.
Dopo alcuni giorni di pioggia incessante frà Umile si rivolse a frà Gregorio dicendogli di uscire fuori dal convento e di fare un grande segno della croce verso le nubi che li costringevano a non proseguire il loro cammino.
Il frate napoletano comprese le parole del santo, uscì e fece come aveva detto l’umile frate bisignanese invocando, in virtù della Passione di cristo, la cessazione della pioggia.
Improvvisamente la pioggia cessò di cadere, le nubi scomparvero all’orizzonte e i tre frati, dopo aver reso grazie a Do, si rimisero finalmente in viaggio.
Dopo alcuni giorni di pioggia incessante frà Umile si rivolse a frà Gregorio dicendogli di uscire fuori dal convento e di fare un grande segno della croce verso le nubi che li costringevano a non proseguire il loro cammino.
Il frate napoletano comprese le parole del santo, uscì e fece come aveva detto l’umile frate bisignanese invocando, in virtù della Passione di cristo, la cessazione della pioggia.
Improvvisamente la pioggia cessò di cadere, le nubi scomparvero all’orizzonte e i tre frati, dopo aver reso grazie a Do, si rimisero finalmente in viaggio.
SCALEA
Nell’estate dell’anno 1632 frà Umile rientrò finalmente a Bisignano.
Provenendo da Napoli la feluca sulla quale viaggiava fu sorpresa davanti la città di Scalea da una violentissima tempesta e fu costretta a riparare all’interno del porto della cittadina, in attesa che si calmasse la furia della pioggia e che potesse riprendere il cammino. Non appena la notizia si diffuse per la città marinara, una moltitudine di persone andò, sulla spiaggia, con la speranza di riuscire a vedere, toccare e sentir predicare quel Servo di Dio.
La notizia dell’arrivo di frate Umile da Bisignano venne portata perfino al palazzo dei Feudatari ed il principe Spinelli, accompagnato dalla famiglia e dal clero andò incontro al frate per tributargli gli onori dovuti. Iniziarono, così, a suonare a festa le campane, a scoppiare i mortaretti e la calca della gente che cercava di avvicinarsi sempre più al frate diventava insopportabile e pericolosa al punto che dovettero intervenire i soldati per sedarle la folla ed aprire un varco. La popolazione rispose all’intervento dei soldati privando il frate della sua tunica per farne reliquie, dividendola in moltissimi piccoli pezzi. Ancora oggi si racconta che il saio ricresceva ogni qualvolta veniva tagliato.
Dopodichè il Santo fu rapito in estasi e portato al palazzo del Principe, dove fu ospitato per due giorni, per poi riprendere il viaggio che l’avrebbe portato per l’ultima volta a Bisignano, non prima però di aver benedetto la popolazione che lo aveva accolto con tutte quelle manifestazioni di entusiasmo.
Provenendo da Napoli la feluca sulla quale viaggiava fu sorpresa davanti la città di Scalea da una violentissima tempesta e fu costretta a riparare all’interno del porto della cittadina, in attesa che si calmasse la furia della pioggia e che potesse riprendere il cammino. Non appena la notizia si diffuse per la città marinara, una moltitudine di persone andò, sulla spiaggia, con la speranza di riuscire a vedere, toccare e sentir predicare quel Servo di Dio.
La notizia dell’arrivo di frate Umile da Bisignano venne portata perfino al palazzo dei Feudatari ed il principe Spinelli, accompagnato dalla famiglia e dal clero andò incontro al frate per tributargli gli onori dovuti. Iniziarono, così, a suonare a festa le campane, a scoppiare i mortaretti e la calca della gente che cercava di avvicinarsi sempre più al frate diventava insopportabile e pericolosa al punto che dovettero intervenire i soldati per sedarle la folla ed aprire un varco. La popolazione rispose all’intervento dei soldati privando il frate della sua tunica per farne reliquie, dividendola in moltissimi piccoli pezzi. Ancora oggi si racconta che il saio ricresceva ogni qualvolta veniva tagliato.
Dopodichè il Santo fu rapito in estasi e portato al palazzo del Principe, dove fu ospitato per due giorni, per poi riprendere il viaggio che l’avrebbe portato per l’ultima volta a Bisignano, non prima però di aver benedetto la popolazione che lo aveva accolto con tutte quelle manifestazioni di entusiasmo.