SEZZE
Un giorno nel convento di Sezze, un frate secolare molto devoto di frà Umile volle incontrarlo per giovarsi della sua vista e di qualche sua parola misericordiosa.
Mentre lo stava abbracciando, frà Umile fu rapito in estasi, intrappolando fra le sue braccia il frate secolare e non lasciandolo libero di allontanarsi.Quando il Guardiano, padre Eugenio da Roma, venne informato dell’accaduto, comandò ad un giovane chierico, frà Giovanni Battista da Sezze, che si fosse recato da frà Umile e gli avesse detto di lasciare andare la morsa che intrappolava il povero secolare. Frà Giovanni Battista eseguì ma, vedendo che il Servo di Dio non si era destato e, di conseguenza, non aveva obbedito, ritornò dal superiore che lo rimandò da frà Umile nuovamente, ma neppure questa volta quest’ultimo si mosse.
Allora il padre guardiano comandò nuovamente ed il chierico eseguì l’ordine per la terza volta ed, in questo caso, frà Umile si destò, lasciò andare il frate secolare e si recò, chiedendo quali fossero i comandi, dal superiore che si rese subito conto che solo al terzo comando vi era stata la sua volontà che il frate ritornasse in sé, mentre nei primi due tale volontà non v’era stata.
Un giorno frà Umile incontrò un fratello di frà Felice da Sezze, il quale era stato malmenato qualche tempo prima e, nonostante la cure amorevoli della madre ed i numerosi medicamenti posti sulle due ferite al petto, quest’ultime non volevano guarire.Il Santo fece il segnò della Croce sulla prima ferita, che sparì immediatamente, lasciando esterrefatti tutti i presenti; dopodichè si rivolse all’infermo, raccomandandogli di stare allegro poiché il Signore l’avrebbe guarito nel giro di un mese.Quanto profetizzato da frate Umile si verificò e, trascorsi i trenta giorni, la ferita improvvisamente sparì.
Un’altra volta gli si avvicinarono alcuni infermi per essere salvati dal suo tocco e dalle sue preghiere. Frà Umile li rassicurò dicendo loro di recitare nove Ave Maria, che sarebbero stati liberi dalle sofferenze corporali. Così, poco dopo, avvenne. Frà Umile giunse di sera su una piccola imbarcazione proveniente da Terracina, in una pescheria, dove fu accolto dai pescatori con grande giubilo ed invitato a consumare un pasto in loro compagnia.
I pescatori, allora, inviarono uno di loro a racimolare un po’ di cibo da offrire al frate ma, trascorse qualche ore e non essendo tornato colui con le provviste, frà Umile consigliò agli uomini di mare di recarsi nel posto della pescheria dove erano soliti conservare le cose da mangiare, che il Signore li avrebbe saziati tutti.Consapevoli che in tutta la pescheria, vista l’ora tarda, non vi potevano essere vettovaglie e provviste, si recarono comunque a controllare per non offendere il Servo di Dio e trovarono molto vino e pane e, rimanendo esterrefatti per il miracolo, resero grazie a Dio e al suo umilissimo Servo.
Un’altra volta frate Umile giunse in questa pescheria domandando per i suoi compagni di viaggio alcuni pesci ed anguille. I pescatori gli risposero che, nonostante avessero trascorso l’intera nottata a pescare, non avevano pescato nulla.Mosso da infinita bontà il santo raccomandò loro di posizionare la rete sul fianco destro dell’imbarcazione, perché il Signore avrebbe mandato loro pesci ed anguille in abbondanza.Successivamente, posizionata la rete nel modo indicatogli, i pescatori la trovarono carica di pesci come gli aveva precedentemente predetto il Servo di Dio.
Un giorno frà Umile uscì dal convento per recarsi, in compagnia di un suo confratello, nella città di Napoli.Subito dopo, ai cittadini apparve dal nulla la figura di un anziano signore che disse: “Sappiate, fratelli, che uno di quelli due frati della parte destra, quali vengono questa volta, è un Santo di Dio, chiamato frà Umile da Bisignano”, dopodichè scomparve all’improvviso, così come era comparso.Tutta la città andò incontro al frate per ascoltarlo predicare e l’accompagnò nel luogo dove quest’ultimo doveva imbarcarsi per raggiungere la città partenopea.
In un’altra occasione frà Umile si dovette recare da Sezze a Napoli e s’imbarcò sopra un’imbarcazione, chiamata sannola, per navigare quel fiume che si trova a metà strada fra Sezze e Terracina.Improvvisamente iniziò a diluviare così forte che sembrava che il mondo dovesse inabissarsi sotto quella pioggia. Il Santo si rivolse ai marinai, suoi compagni di viaggio, rassicurandoli che quella tempesta d’acqua non li avrebbe minimamente bagnati. In effetti, per quanto la pioggia cadesse e bagnasse tutto intorno, sull’imbarcazione non cadde nemmeno una goccia.Tutti i presenti resero grazie al Signore per aver sventato il pericolo ed essere arrivati a destinazione sani e salvi.
Essendo giunto al fiume per imbarcarsi, frà Umile vide due giovani ragazzi sopra una sannola, che improvvisamente si inabissò nelle acqua, portando con sé i due poveri sventurati che morirono annegati.Molte persone, avendo assistito inermi al tragico evento, iniziarono commosse a pregare affinché il Signore avesse avuto pietà di quei morti, restituendo loro la vita.Frà Umile si avvicinò al fiume e con il Crocefisso segnò l’acqua; trascorsi pochi attimi i due giovani uscirono dall’acqua resuscitati e con loro tornò a galla anche la stessa imbarcazione.
I due giovani miracolati, per dimostrare la loro infinita gratitudine, vollero accompagnare frà Umile sopra la loro barca, lodando e pregando il Signore per la grazia ricevuta.
Mentre lo stava abbracciando, frà Umile fu rapito in estasi, intrappolando fra le sue braccia il frate secolare e non lasciandolo libero di allontanarsi.Quando il Guardiano, padre Eugenio da Roma, venne informato dell’accaduto, comandò ad un giovane chierico, frà Giovanni Battista da Sezze, che si fosse recato da frà Umile e gli avesse detto di lasciare andare la morsa che intrappolava il povero secolare. Frà Giovanni Battista eseguì ma, vedendo che il Servo di Dio non si era destato e, di conseguenza, non aveva obbedito, ritornò dal superiore che lo rimandò da frà Umile nuovamente, ma neppure questa volta quest’ultimo si mosse.
Allora il padre guardiano comandò nuovamente ed il chierico eseguì l’ordine per la terza volta ed, in questo caso, frà Umile si destò, lasciò andare il frate secolare e si recò, chiedendo quali fossero i comandi, dal superiore che si rese subito conto che solo al terzo comando vi era stata la sua volontà che il frate ritornasse in sé, mentre nei primi due tale volontà non v’era stata.
Un giorno frà Umile incontrò un fratello di frà Felice da Sezze, il quale era stato malmenato qualche tempo prima e, nonostante la cure amorevoli della madre ed i numerosi medicamenti posti sulle due ferite al petto, quest’ultime non volevano guarire.Il Santo fece il segnò della Croce sulla prima ferita, che sparì immediatamente, lasciando esterrefatti tutti i presenti; dopodichè si rivolse all’infermo, raccomandandogli di stare allegro poiché il Signore l’avrebbe guarito nel giro di un mese.Quanto profetizzato da frate Umile si verificò e, trascorsi i trenta giorni, la ferita improvvisamente sparì.
Un’altra volta gli si avvicinarono alcuni infermi per essere salvati dal suo tocco e dalle sue preghiere. Frà Umile li rassicurò dicendo loro di recitare nove Ave Maria, che sarebbero stati liberi dalle sofferenze corporali. Così, poco dopo, avvenne. Frà Umile giunse di sera su una piccola imbarcazione proveniente da Terracina, in una pescheria, dove fu accolto dai pescatori con grande giubilo ed invitato a consumare un pasto in loro compagnia.
I pescatori, allora, inviarono uno di loro a racimolare un po’ di cibo da offrire al frate ma, trascorse qualche ore e non essendo tornato colui con le provviste, frà Umile consigliò agli uomini di mare di recarsi nel posto della pescheria dove erano soliti conservare le cose da mangiare, che il Signore li avrebbe saziati tutti.Consapevoli che in tutta la pescheria, vista l’ora tarda, non vi potevano essere vettovaglie e provviste, si recarono comunque a controllare per non offendere il Servo di Dio e trovarono molto vino e pane e, rimanendo esterrefatti per il miracolo, resero grazie a Dio e al suo umilissimo Servo.
Un’altra volta frate Umile giunse in questa pescheria domandando per i suoi compagni di viaggio alcuni pesci ed anguille. I pescatori gli risposero che, nonostante avessero trascorso l’intera nottata a pescare, non avevano pescato nulla.Mosso da infinita bontà il santo raccomandò loro di posizionare la rete sul fianco destro dell’imbarcazione, perché il Signore avrebbe mandato loro pesci ed anguille in abbondanza.Successivamente, posizionata la rete nel modo indicatogli, i pescatori la trovarono carica di pesci come gli aveva precedentemente predetto il Servo di Dio.
Un giorno frà Umile uscì dal convento per recarsi, in compagnia di un suo confratello, nella città di Napoli.Subito dopo, ai cittadini apparve dal nulla la figura di un anziano signore che disse: “Sappiate, fratelli, che uno di quelli due frati della parte destra, quali vengono questa volta, è un Santo di Dio, chiamato frà Umile da Bisignano”, dopodichè scomparve all’improvviso, così come era comparso.Tutta la città andò incontro al frate per ascoltarlo predicare e l’accompagnò nel luogo dove quest’ultimo doveva imbarcarsi per raggiungere la città partenopea.
In un’altra occasione frà Umile si dovette recare da Sezze a Napoli e s’imbarcò sopra un’imbarcazione, chiamata sannola, per navigare quel fiume che si trova a metà strada fra Sezze e Terracina.Improvvisamente iniziò a diluviare così forte che sembrava che il mondo dovesse inabissarsi sotto quella pioggia. Il Santo si rivolse ai marinai, suoi compagni di viaggio, rassicurandoli che quella tempesta d’acqua non li avrebbe minimamente bagnati. In effetti, per quanto la pioggia cadesse e bagnasse tutto intorno, sull’imbarcazione non cadde nemmeno una goccia.Tutti i presenti resero grazie al Signore per aver sventato il pericolo ed essere arrivati a destinazione sani e salvi.
Essendo giunto al fiume per imbarcarsi, frà Umile vide due giovani ragazzi sopra una sannola, che improvvisamente si inabissò nelle acqua, portando con sé i due poveri sventurati che morirono annegati.Molte persone, avendo assistito inermi al tragico evento, iniziarono commosse a pregare affinché il Signore avesse avuto pietà di quei morti, restituendo loro la vita.Frà Umile si avvicinò al fiume e con il Crocefisso segnò l’acqua; trascorsi pochi attimi i due giovani uscirono dall’acqua resuscitati e con loro tornò a galla anche la stessa imbarcazione.
I due giovani miracolati, per dimostrare la loro infinita gratitudine, vollero accompagnare frà Umile sopra la loro barca, lodando e pregando il Signore per la grazia ricevuta.