TARSIA
Un evento prodigioso accadde un giorno, mentre frate Umile con il suo compagno di viaggio, frà Vincenzo da Bisignano, si trovava di passaggio nella città di Tarsia, un paesino in provincia di Cosenza, un suo particolare devoto lo riconobbe e gli si avvicinò perché aveva bisogno di essere sollevato con la parola del Signore. Il frate cercò di rincuorarlo con parole infuocate di carità; nel frattempo molta gente si riversò per strada e si affollò attorno a lui. Ciascuno cercava di vederlo da vicino, di toccarlo, di chiedergli una grazia. Ma frate Umile non può rallentare, ha fretta, deve arrivare al convento di Bisignano prima del tramonto e riprende il suo viaggio. Ma questo non scoraggia una sessantina di persone che, non essendo sazie delle sue divine parole, lo seguirono fin oltre sei chilometri dal centro del paesino.
Arrivata l’ora del pranzo, frate Umile disse al compagno di viaggio: “Voi mi dite che è tarda l’ora da pranzare, anzi sia passata; or dunque mi dispiace grandemente che costoro che m’hanno seguito, mentr’io predicavo, ritornino digiuni nelle loro case, che mi dubito, ritornando così, alcuni manchino per la via, essendo soprapresi dalla debolezza della fame. Per carità facciamoli fare collatione assieme con noi di quelle povere vettovaglie che noi abbiamo per mangiare e poi li dirò che se ne vadino via” (1). Decise quindi di dividere il proprio pasto con le persone affamate che lo avevano seguitò. Rispose il compagno frà Vicenzo: “ Fratello, V.R. sa quanto poco vitto abbiamo che a pena basta per noi due soli”.
Replicò il Servo di Dio: “Fate l’ubedienza, fratello, parate sopra la terra il mantello vostro e nostro e di sopra metteteci ogni cosa avemo da manciare, che il Signore ci provvederà per tutti abbondantemente” (1).
Frà Vincenzo allora prese dalla borsa tre pani e li diede al Santo, che vi tracciò il segno della croce, prima di cominciare a dividerli fra la gente.
Tutti i presenti mangiarono del pane, nessuno ne rimase senza e tutti si saziarono.
(1) Vita, morte e miracoli meravigliosi del devotissimo et umilissimo servo di Dio e di Maria vergine frat’Umile da Bisignano- P. Giacomo da Bisignano)
Arrivata l’ora del pranzo, frate Umile disse al compagno di viaggio: “Voi mi dite che è tarda l’ora da pranzare, anzi sia passata; or dunque mi dispiace grandemente che costoro che m’hanno seguito, mentr’io predicavo, ritornino digiuni nelle loro case, che mi dubito, ritornando così, alcuni manchino per la via, essendo soprapresi dalla debolezza della fame. Per carità facciamoli fare collatione assieme con noi di quelle povere vettovaglie che noi abbiamo per mangiare e poi li dirò che se ne vadino via” (1). Decise quindi di dividere il proprio pasto con le persone affamate che lo avevano seguitò. Rispose il compagno frà Vicenzo: “ Fratello, V.R. sa quanto poco vitto abbiamo che a pena basta per noi due soli”.
Replicò il Servo di Dio: “Fate l’ubedienza, fratello, parate sopra la terra il mantello vostro e nostro e di sopra metteteci ogni cosa avemo da manciare, che il Signore ci provvederà per tutti abbondantemente” (1).
Frà Vincenzo allora prese dalla borsa tre pani e li diede al Santo, che vi tracciò il segno della croce, prima di cominciare a dividerli fra la gente.
Tutti i presenti mangiarono del pane, nessuno ne rimase senza e tutti si saziarono.
(1) Vita, morte e miracoli meravigliosi del devotissimo et umilissimo servo di Dio e di Maria vergine frat’Umile da Bisignano- P. Giacomo da Bisignano)